ANNO VIII

Navigli eccetera

Articolo del: 24/01/2014

Navigli eccetera (capitolo 3 - 1)



Quando il Martesana fu portato in città, la fossa aveva oltre trecento anni. L’intero bacino di San Marco, dal tombone al sagrato della chiesa e alla conca del Marcellino, con il laghetto e le tre conche, era stato realizzato in un tessuto urbano già delineato dagli insediamenti esistenti ed era, in un certo senso, il naviglio nuovo.

Dalla conca del Marcellino in avanti è il naviglio (la fossa) con le mura che l’accompagnano a essere nato prima delle strutture urbane che gli stanno a ridosso e che, pertanto, ne sono state condizionate. La cinta è del 1167, ed era stata costruita inglobando, tra sé e l’agglomerato cittadino vero e proprio, ampi spazi, anche agricoli. che era opportuno proteggere e difendere in caso di assedio. E’ in questi spazi che crebbe la città medievale e degli inizi del Rinascimento, modellandosi sulla cinta, le sue porte, i suoi ponti e le sue funzioni difensive, fortunatamente mai messe alla prova, ma soprattutto di navigazione e trasporto .

La strada alzaia che accompagnava il naviglio dall’epoca di Azzone Visconti(1) divenne per secoli, invece, il riferimento urbanistico della città che cresceva al proprio esterno. In tempi diversi vi vennero costruite, fiancheggiandola o radialmente, strutture che per le loro dimensioni non potevano trovare spazio all’interno: conventi, ospedali, grange, caserme, scuole, persino regge e palazzi governativi, cimiteri; vicino alle antiche basiliche extramurarie si erano sviluppati borghi.

Borghi, attività agricole e preindustriali erano cresciuti attorno alle acque che entravano da nord e da ovest (il Naviglio Grande, l’Olona, il Nirone, il Garbogera, il Seveso, il Martesana) o che ne uscivano da sudest (il Ticinello, il Redefossi, il Lambro merdario, la Vettabbia). Quando gli Spagnoli a metà del XVI secolo decisero di difendere Milano con nuove mura, circondarono coi bastioni senza modificarla una città strutturata, e che continuerà a esserlo, sull’acqua, con la fossa interna a farle da cerniera. Una città più ampia, ma non diversa.

Lungo quella cerniera scendiamo ora, partendo da via Fatebenefratelli, sulle strade che hanno coperto il cerchio d’acqua che ha abbracciato Milano per otto secoli. Sono, oggi, soltanto una circonvallazione di servizio, e non assomigliano molto ai boulevards promessi alla città quando si coprirono i navigli. Sono, però, vie cariche di memorie che, ogni tanto, vale la pena di risvegliare.




Articolo del: 14/01/2014

Navigli eccetera (2-3)

Il ponte delle Gabelle - Le bocche del Redefossi - La Milano Monza e la prima stazione ferroviaria di Milano - Nasce "el tombon de Sant Marc" - "El barchett de Vaver" e "la ca’ di scoltor" - Il Castello interrompe la fossa, il Naviglio Morto - Brera e gli alberi più antichi di Milano - La pusterla Beatrice e il bar Jamaica

L'Arena allagata per una naumachia in una stampa ottocentesca
Il bacino di San Marco, dal tombon al Marcellino

Attorno al progetto di collegamento del naviglio della Martesana a quello interno, gli ingegneri ducali realizzarono inconsapevolmente un vero e proprio piano di urbanizzazione generale i cui sviluppi si completeranno nei decenni e addirittura nei secoli successivi.

Prima di arrivare a Milano, il canale era rimasto fermo alla Cassina de’ pomm per venticinque anni per le difficoltà di superare il dislivello discendente tra i due punti; quando vi giunse, nel 1496, non esistevano ancora le mura spagnole e, quindi, non sappiamo con esattezza dove fosse collocato il ponte delle Gabelle(34), il confine “reale” della città, quello cioè dove si pagava per entrarvi. Era comunque molto esterno alle mura, a monte della conca dell’Incoronata , probabilmente all’attuale incrocio di via Melchiorre Gioia con viale Monte Grappa dove poi, una volta costruiti i bastioni, esisteva il ponte di circonvallazione.

Tutta la pittura ottocentesca indica questo ponte, che non era certamente quattrocentesco, come “ponte delle Gabelle” per cui è possibile che quello antico e quello più recente coincidessero. Tra il ponte e la conca, erano situate con funzione di scolmatore ordinario e di piena anche le bocche del RedefossiI>(35). Originariamente quindi, come per la darsena, siamo fuori dalla cinta cittadina, ma non valgono le stesse regole e l’intero bacino è sottomesso al dazio, almeno per quanto riguardava persone, natanti e carichi che vi arrivassero per via d’acqua: in pratica era come se il centro urbano si fosse esteso.



Articolo del: 22/12/2013

Navigli eccetera (2-2)

Pietre, legname e marmi dal Toce al cantiere per la costruzione del Duomo - Nel 1438 due ingegneri della "Reverenda Fabbrica" mettono a punto la prima conca di navigazione al mondo, è quella di Viarenna - Leonardo a Milano - Giuseppe Meda muore di crepacuore

La conca di Viarenna come appariva alla fine dell'ottocento
I secoli XIV e XV

Risale al 1386, come abbiamo visto, la posa della prima pietra del Duomo al quale Gian Galeazzo Visconti aveva destinato i marmi delle cave di Candoglia sul Toce, quasi al suo sbocco nel Lago Maggiore. La pietra e gli altri materiali da costruzione giungevano a Milano dal Naviglio Grande fino al laghetto di Sant’Eustorgio, ancora parecchio lontani dalla destinazione. Per avvicinarsi a questa il più possibile coi barconi, si collegò il naviglio con la fossa, si rese questa navigabile per il tratto necessario e si scavò il laghetto di Santo Stefano, vicino all’omonima chiesa.

Del laghetto di Sant’Eustorgio non esistono purtroppo tracce né scritte né archeologiche adatte a una sua precisa localizzazione, così come non esistono riferimenti sicuri sul percorso del canale che allacciava il Naviglio Grande con la fossa interna. A nord coincideva certamente con il naviglio del Vallone , ma a sud, non essendoci ancora la darsena, è possibile che sia stata la sua costruzione a coprire il vecchio tracciato e che questo, attraversata l’area, proseguisse per l’attuale Conca del Naviglio, sul percorso che conosciamo.

Tornando al cantiere del Duomo, anche a collegamento avvenuto, si poneva comunque il problema del superamento del dislivello fra i due corsi d'acqua, perché la fossa sovrastava il naviglio e, per raggiungerla, si doveva “andare in salita”, procedere cioè controcorrente per un dislivello complessivo di quasi cinque braccia milanesi (un braccio, circa sessanta centimetri, per l’esattezza 59,49). Si ricorse dapprima a un meccanismo complesso, lento e dispendioso, con la costruzione, ad ogni passaggio di navi, di una diga apposita a valle dei barconi transitati. Si impediva così il deflusso dell’acqua, alzando a mano a mano il livello del tratto di canale in cui i natanti galleggiavano, fino a raggiungere quello della fossa o comunque una pendenza accettabile e questi potevano essere trainati al laghetto. Interrompendo però il regolare flusso, veniva a mancare l'acqua per l’irrigazione, suscitando problemi e rimostranze ; inoltre la diga doveva essere abbattuta e ricostruita ogni volta. Furono due ingegneri della Reverenda Fabbrica, Filippo da Modena e Aristotele Fioravanti a risolvere il problema mettendo a punto una conca permanente, la prima al mondo. È la Conca di Viarenna, ma siamo già nel 1438.


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