ANNO VIII

Articolo del: 09/05/2014

Albert Einstein a Milano

L'inventore della teoria della relatività soggiornò per cinque anni nella città, ma le sue tracce sono labili

Scendendo per via Bigli, poco prima di giungere in via Manzoni, sul muro del palazzo al numero 21, troviamo due lapidi, una in ottimo stato, stringata e veritiera che ricorda Clara Maffei; l'altra in pessimo stato, pomposa e un po' millantatoria, ci racconta come, "in quella dimora" visse "giovinetto", tra il 1894 e il 1900, Albert Einstein. In realtà, in quegli anni, nella casa abitò la famiglia Einstein (il papà Hermann, la moglie Pauline e la sorella Maja) e neppure continuativamente, mentre il futuro genio vi compì fugaci apparizioni. Era, secondo i libri di stato civile, la sua residenza, ma non risultano, dalla sua biografia, frequentazioni o amicizie milanesi.

Originario di Monaco di Baviera, Hermann Einstein era un pioniere dell'elettricità che già nel 1885 aveva illuminato col nuovo mezzo alcuni edifici e il quartiere dell'Oktoberfest e possedeva un'azienda con trecento dipendenti: ottimo tecnico e scienziato, ma pessimo imprenditore, fallì e si trasferì a Milano in cerca di nuove opportunità: la nostra città, dopo che l'ingegner Colombo aveva costruito la centrale elettrica di Santa Radegonda (1883, la prima in Europa) era all'avanguardia nel settore dell'illuminazione e già si pensava allo sfruttamento della nuova fonte come forza motrice.


Hermann Einstein, pioniere dell'elettricità
Quando la famiglia si trasferì a Milano, Albert rimase a Monaco, impegnato a terminare il liceo e a conseguire l'ammissione al politecnico di Zurigo, obiettivi entrambi falliti. Ebbe il permesso di raggiungere i suoi cari dietro la promessa che si sarebbe preparato da solo per entrare nel prestigioso istituto svizzero: così, "imballati compasso e violino", si trasferì sotto la Madonnina.

Come scriverà lui stesso, una volta varcate le Alpi, Albert rimarrà sorpreso "nel sentire gli italiani, intendo la gente comune, impiegare termini ed espressioni che denotavano un livello mentale e una ricchezza di contenuto culturale assai superiori a quelli dei tedeschi".


l'intermezzo pavese

Nel frattempo, il padre aveva ottenuto l'incarico per la costruzione di una centrale elettrica a Pavia e per due anni la famiglia fu in quella città: stabilimento sul naviglio per muovere le macchine sfruttando la caduta d'acqua di una conca del canale, ottanta operai, Albert che ogni tanto aiuta il padre. Niente da fare, presto l'incarico verrà passato ad un'altra impresa; nuovo fallimento e gli Einstein tornano a Milano. Di quei due anni pavesi si hanno però maggiori notizie sulla vita del giovane genio di quante non se ne abbiano sul soggiorno milanese: trasferte alla scoperta dell'arte italiana, bagni nel Ticino, vendemmia a Casteggio, un'affettuosa relazione con una fanciulla del posto con cui la corrispondenza durerà nei decenni e un viaggio (a piedi, con borsa e violino!) fino a Genova per andare a trovare uno zio.


Albert Einstein l'anno prima di trasferirsi a Milan
La "fonte" perduta

Quando, prima della "nazionalizzazione" (1962) Milano aveva due distinte reti di distribuzione dell'energia elettrica (la Edison e l'AEM) e la Edison provvedeva alla distribuzione del gas, quest'ultima inviava in omaggio a tutti i suoi utenti una rivista mensile piena di notizie milanesi: ricordo che un numero fu dedicato ad Albert Einstein a Milano: conteneva sicuramente più notizie delle poche che sono riuscito a raccogliere oggi. Non sono riuscito a trovarlo, forse perché non rammento neppure il nome di quel piccolo fantastico rotocalco e perché le vicende aziendali hanno travolto gli archivi.

Se qualcuno ha più costanza e bravura di me (e più fortuna nella ricerca), se ne potrà sapere di più su questa misconosciuta e, tutto sommato, minuscola gloria meneghina.

La casa di via Bigli, 21, da via Manzoni




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